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Il lavoro è libertà e si conquista con la lotta


 

Novembre 2014 . Casa delle Culture di Ancona, via Vallemiano, 46.

Rassegna cinematografica:

“Il lavoro è libertà e si conquista con la lotta"

Quattro film sulla centralità del lavoro

Ogni film sarà introdotto da Laura Baldelli, docente di storia e letteratura ed esperta di storia del cinema. Laura Baldelli, curatrice della Rassegna, affronterà questioni relative alla storia e all’estetica di ogni film. Per ogni film interverrà inoltre una/un dirigente del movimento operaio, che interverrà sulle condizioni e sulle lotte della categoria di lavoratrici e lavoratori di cui parla il film.

DOMENICA 9 novembre, ore 17.00

“ROSETTA”, dei fratelli Dardenne
Interviene: Stefania Giacomini, giovane dottoressa precaria, Presidente dell’ANPI di Ancona
Rosetta è un film del 1999, scritto e diretto dai fratelli belgi Jean-Pierre e Luc Dardenne,vincitore della Palma d’oro come miglior film al 52º Festival di Cannes, dove la protagonista, Emilie Dequenne, ha ricevuto ex aequo il premio per la miglior interpretazione femminile.

Trama : Rosetta è un’onesta e povera ragazza sedicenne che vive insieme alla madre alcolista in un misero accampamento di roulotte alla periferia di Liegi. La scena iniziale del film vede Rosetta, in preda alla furia per il suo licenziamento, combattere, urlare. La sua aspirazione sarebbe quella di vivere una vita “normale”, lontana dall’abisso in cui vive con la madre che usa concedersi al gestore del campo per risparmiare i soldi dei servizi e spenderli per bere, ed elude ogni tentativo di aiuto ad uscirne. L’esistenza di Rosetta è una continua lotta alla sopravvivenza, una dura reazione agli eventi sfavorevoli e infelici che le capitano: i licenziamenti immotivati, le ingiustizie subite, la povertà. La sua intenzione è aiutare la madre ad uscire dalla dipendenza dall’alcool e sistemarsi, per entrambe queste ragioni rifiuta di lavorare in nero che lei non considera un “lavoro vero”.

Un personaggio secondario è Riquet, un ragazzo che ha appena sostituito una banconista al chiosco di cialde dove Rosetta usa servirsi quando si reca in città. Riquet usa impropriamente il bancone anche per la vendita di cialde proprie che prepara il giorno prima in casa e mostra subito interesse particolare per Rosetta, così la aiuta a trovare lavoro con il suo stesso titolare. Rosetta sembra aver raggiunto un minimo di equilibrio: ha un “lavoro vero” e concede la sua attenzione a Riquet nonostante si capisca che lei biasimi il suo comportamento disonesto.

Il rapporto con Riquet si increspa quando Rosetta perde il lavoro dopo appena un giorno, sostituita dal figlio del titolare. Lei adesso vede in Riquet solo il suo aspetto disonesto, parte di quei comportamenti causa di tutti i suoi problemi come il suo ultimo licenziamento. Addirittura esita prima di intervenire in aiuto di Riquet mentre rischia di annegare in uno stagno fangoso presso il campo di roulotte. Disperata e irata, Rosetta fa la spia, nella speranza di poter prendere il posto di Riquet e così è. Già al termine del suo primo giorno di lavoro durante il rientro al campo, Rosetta viene molestata da Riquet adirato per lo sgarbo subito. Il secondo giorno Riquet si piazza davanti al bancone per un po’, poi si fa servire e se ne va. Al ritorno dal suo secondo giorno di lavoro al chiosco, Rosetta trova la madre stesa a terra fuori dalla roulotte, in un sonno profondo da sbronza. Dopo aver trascinato la madre all’interno della roulotte, corretta fino alla fine, Rosetta telefona al titolare avvisando che l’indomani non si sarebbe presentata al chiosco facendo intendere chiaramente di essersi dimessa dal lavoro. Tornata alla roulotte dove si trova anche la madre, chiude porte e finestre, copre le fessure e apre i fornelli del gas senza accendere la fiamma, ma il gas si esaurisce dopo poco. Decisa Rosetta va a comprare una nuova bombola di gas che trascina con fatica. Intanto arriva Riquet che la circuisce con il motorino con fare minaccioso. Ad un tratto il peso della bombola si fa insopportabile e lei si ferma gettandosi a terra scoppiando in lacrime. Solo allora Riquet ferma il motorino e la raggiunge per aiutarla ad alzarsi.

Curiosità: Rosetta, in Belgio, è diventato un simbolo della disoccupazione, alcune città le hanno dedicato statue a simboleggiare la lotta contro il lavoro precario e la disoccupazione giovanile. Nelle manifestazioni sindacali, nell’anno del film, si urlava “Siamo tutti Rosetta”.

 

Domenica 16 novembre, ore 17.00

“LA FABBRICA DEI TEDESCHI”, di Mimmo Calopresti

Interviene: Giuseppe Morese, ex operaio della ThyssenKrupp di Torino, della Linea 5, dove nel 2007 morirono bruciati nell’olio bollente sette operai. Morese è anche il Presidente dell’Associazione “Legami d’acciaio”, che si è battuta e si batte in difesa delle famiglie dei sette operai morti.

La fabbrica dei tedeschi è un film del 2008, diretto da Mimmo Calopresti. Racconta i fatti avvenuti il 6 dicembre 2007 nell’acciaieria ThyssenKrupp di Torino, quando 7 operai morirono investiti da una fiammata generata da una fuoriuscita di olio bollente. L’orrore di quelle morti operaie pose a tutti molte domane, ma ancora ad oggi nessuna risposta definitiva c’è stata quei tanti perché. Perché, in una fase di tale avanzamento tecnologico delle aziende metalmeccaniche e di automatizzazione dei processi produttivi, possono accadere simili incidenti? I 7 morti della Thyssen ci hanno svegliato dal sogno e ci hanno portati davanti alla realtà: un incubo fatto di pericoli, fuoco, fiamme e lavoratori, operai che ancora oggi mettono a repentaglio la propria vita sul luogo di lavoro. Gli invisibili dell’azienda modello diventano, in una sola notte, tragicamente visibili, non solo mostrandosi come vittime ma facendo riapparire, in modo determinato e concreto, la “popolazione” della fabbrica. Nessuna teoria: possiamo entrare in contatto con quegli operai, ascoltarne i racconti, vederne i volti. la loro storia arriva da lontano. La fabbrica di Corso Regina Margherita apparteneva al polo siderurgico delle Ferriere Fiat, un comparto di eccellenza che viene ceduto alla Finsider – holding siderurgica dell’Iri – negli anni 80 e, da questa, svenduta alla azienda tedesca.

 

Domenica 23 novembre, ore 17.00

“GIOVANNA”, di Gillo Pontecorvo

Interviene : Aurora Ferraro, dirigente CGIL Marche

La CGIL ha restaurato il film “Giovanna”, diretto da Gillo Pontecorvo nel 1955. Un film importante, che da tempo era indisponibile e che è tornato alla luce. Presentato alla Mostra del cinema di Venezia del 1956, questa prima esperienza narrativa di film a soggetto del giovane regista fu molto apprezzato dalla critica. “Giovanna” racconta la lotta determinata e coraggiosa di un gruppo di operaie tessili contro la decisione dell’azienda di licenziare alcune di loro: esse occupano la fabbrica, iniziando un’esperienza nuova per le lavoratrici, per le quali il conflitto con il proprietario si mescola con i problemi che nascono con le loro famiglie e i loro figli; infatti accanto alla solidarietà della città emergono anche insofferenze patriarcali e maschiliste per questa originale iniziativa femminile.

 

Domenica 30 novembre, ore 17.00

“TREVICO – TORINO: VIAGGIO NEL FIAT-NAM”, di Ettore Scola

Interviene: Pierpaolo Pullini, operaio, RSU- FIOM-CGIL Fincantieri Ancona

“Trevico – Torino, viaggio nel Fiat-Nam”, è un film drammatico del 1973, molto particolare: girato infatti in 16mm e con una piccola troupe dalla Unitelefilm, la casa cinematografica dell’allora PCI, è però stato scritto e diretto da un regista famoso come Ettore Scola, e vede come sceneggiatore Diego Novelli, allora ancora giornalista, ma che due anni dopo sarebbe diventato sindaco di Torino.

La storia è chiaramente di tipo militante; vuole infatti presentare dal punto di vista dei comunisti la difficile situazione in cui si trovano gli operai emigrati dal Sud per venire a lavorare in Fiat. Se si eccettuano gli attori principali, tutti gli altri non sono professionisti : nei titoli, attori e tecnici sono presentati in puro ordine alfabetico, senza alcuna indicazione di ruolo

Trama:

Fortunato Santospirito è un giovane originario di Trevico, in provincia di Avellino, che giunge a Torino per lavorare in Fiat. Le sue prime immagini della città sono l’atrio della stazione di Porta Nuova, la mensa dei poveri e il dormitorio pubblico. Conosce un prete che gli espone la situazione degli immigrati e gli dà le prime informazioni; in fabbrica fa amicizia con un sindacalista comunista, anch’egli meridionale. Le sue frequentazioni dopo il lavoro sono i luoghi di riunione dei meridionali e i gruppi di estrema sinistra, dove conosce Vicky, ragazza fuggita di casa. Fortunato racconta tutto questo nelle lettere che scrive ai suoi familiari, a cui invia anche i primi soldi guadagnati. La frequentazione di Vicky diventa un’amicizia, ma alla fine Fortunato decide di tornare al Sud, perché si convince che i problemi del Meridione si debbano risolvere sul posto.best replica rolex

 

 

 

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